avviso orale e sorveglianza speciale

Avviso o r a l e  e
s o r v e g l i a n z a s p e c i a le


Da qualche anno, ci risulta almeno dal 2005, viene utilizzata in modo massiccio
la misura dell’avviso orale come intimidazione per chi si espone nella lotta
contro questa organizzazione sociale. Un tempo, tale misura preventiva veniva
utilizzata in particolare contro gli indiziati di appartenenza ad associazioni
mafiose e ai “protettori” delle prostitute per essere poi estesa agli spacciatori e
ai tifosi turbolenti.
L’avviso orale costituisce l’anticamera necessaria per venire sottoposti alla
sorveglianza speciale, con l’esclusione di alcune categorie che specificheremo.
È un tipo di misura che, per la sua genericità e arbitrarietà, può essere estesa
praticamente a chiunque e rispetto alla quale non è facile proteggersi. In
questo articolo ci limiteremo a fornire alcuni dati tecnici sull’avviso orale e sulla
sorveglianza speciale per capire di cosa si tratti e ci proponiamo di proseguire
nei prossimi numeri con analisi sull’estensione dell’utilizzo di queste misure,
riportando alcuni esempi, e sui possibili modi per difendersene. A tale scopo
chiediamo anche la collaborazione di chi ci legge per poter fornire altri elementi e approfondimenti.
Abbiamo scelto di non virgolettare tutte le nefandezze e il linguaggio usato che
caratterizzano la formulazione dei vari articoli di legge perché si capirà bene
che sono degli estratti anche quando non verranno evidenziati.
Precedentemente esisteva l’istituto della diffida, soppresso con l’art. 1 della
L. 3 agosto 1988 n. 327, con la quale il questore ingiungeva alle persone
indicate all’art.1 della L. 1423/56 di mutare condotta con l’avvertenza che, in
caso contrario, avrebbero potuto essere applicate le misure preventive indicate
dalla legge stessa. La diffida dunque è stata sostituita dall’avviso orale, atto
amministrativo discrezionale che si pone come presupposto necessario per
l’applicazione delle misure di prevenzione personali, limitatamente alle misure
diverse da quelle relative alla legislazione antimafia (L. 575/1965 e succ. mod.).
Sul problema della natura dell’avviso orale, giurisprudenza e dottrina sono
ripetutamente intervenute. Tra queste c’è accordo nel ritenere che esso non
costituisca una autonoma misura preventiva, perché strumentale all’applicazione delle misure per le quali è stato previsto. Rimane però certamente un tipo di
provvedimento molto poco chiaro e arbitrario se anche la Corte di Cassazione lo ha qualificato, a volte, come una condizione di procedibilità per la sorveglianza speciale, e altre, come requisito che dà validità a proposte di misure relative
alla pericolosità generica, diversa da quella specifica relativa, ad esempio, alle
leggi antimafia.
La legge 1423 del 27.12.1956 che porta il titolo: MISURE DI PREVENZIONE NEI
CONFRONTI DELLE PERSONE PERICOLOSE PER LA SICUREZZA E PER
LA PUBBLICA MORALITÀ prevede che possa essere proposta la sorveglianza
speciale per tre categorie di persone. Per coloro che, sulla base di elementi di
fatto, siano abitualmente dediti a traffici delittuosi; per la condotta e il tenore di
vita debba ritenersi che vivano abitualmente, anche in parte, con i proventi di
attività delittuose; per il loro comportamento debba ritenersi che siano dediti
alla commissione di reati che offendono o mettono in pericolo l’integrità fisica o
morale dei minorenni, la sanità, la sicurezza o la tranquillità pubblica (Art.1).
L’applicazione dei provvedimenti di sorveglianza speciale è consentita dopo
che il questore della provincia in cui la persona dimora ha provveduto ad
avvisare oralmente la stessa che esistono sospetti a suo carico, indicando i
motivi che li giustificano. Il questore invita la persona a tenere una condotta
conforme alla legge e redige il processo verbale dell’avviso al solo fine di dare
allo stesso data certa. Da sottolineare che comunque era consentito per legge
non far precedere la proposta per la sorveglianza speciale dall’avviso orale
nei confronti degli indiziati di appartenenza ad associazioni di tipo mafioso,
alla camorra e altre associazioni corrispondenti e che ora si sono aggiunti in
specifico i reati di cui all’art. 416bis (sempre su associazioni di tipo mafioso),
630 (sequestro di persona a scopo di rapina ed estorsione) e art. 74 T.U 1990
n. 309 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o
psicotrope). La proposta per la sorveglianza speciale in questi casi può essere
fatta anche dal procuratore nazionale antimafia, dal procuratore della repubblica
oltre che dal questore. (Attenzione perché questo genere di deroghe potrebbe
venire esteso, come se non bastasse, in qualunque momento).
La persona alla quale è stato fatto l’avviso può in qualsiasi momento chiederne
la revoca al questore che provvede nei sessanta giorni successivi. Decorso il
termine senza che il questore abbia provveduto, la richiesta si intende accettata.
Entro sessanta giorni dalla comunicazione del provvedimento di rigetto è
ammesso ricorso gerarchico al prefetto. Notiamo che questi due ricorsi sono
di tipo gerarchico, cioè vengono inoltrati ai diretti superiori di chi ha emesso
l’avviso orale, e quindi sarà ben difficile che possano venire accolti. Rimane poi
la possibilità di ricorrere al TAR che ha un giudice monocratico non gerarchico,
ma il costo si aggira sui 500 euro.
Dopo almeno sessanta giorni e non più di tre anni dalla data dell’avviso orale,
il questore può proporre l’applicazione delle misure di prevenzione della
sorveglianza speciale della pubblica sicurezza al presidente del tribunale del
capoluogo di provincia se la persona, nonostante l’avviso, non ha cambiato
condotta ed è pericolosa per la sicurezza pubblica. Non si esclude che il
questore possa adottare l’avviso orale anche nei casi in cui esso non costituisca
presupposto necessario dell’atto di prevenzione. Cosa significhi questo nessuno
lo sa, anche perché rimarrà sempre la possibilità, entro tre anni, di vedersi
proposta la sorveglianza speciale e solo dopo questo tempo uno saprà che
l’avviso orale non ha avuto conseguenze.
Alla sorveglianza speciale può essere aggiunto, a seconda delle circostanze, il
divieto di soggiorno in uno o più comuni, diversi da quelli di residenza o di dimora
abituale o in una o più Province. Nei casi in cui le altre misure di prevenzione
non siano ritenute idonee alla tutela della sicurezza pubblica può essere imposto
l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza o di dimora abituale.
Con l’avviso orale il questore può imporre alle persone che risultino definitivamente
condannate per delitti non colposi il divieto di possedere o utilizzare, in tutto o
in parte, qualsiasi apparato di comunicazione radiotrasmittente, radar e visori
notturni, indumenti e accessori per la protezione balistica individuale, mezzi
di trasporto blindati o modificati al fine di aumentarne la potenza o la capacità
offensiva, ovvero comunque predisposti al fine di sottrarsi ai controlli di polizia,
nonché programmi informatici ed altri strumenti di cifratura o crittazione di
conversazioni e messaggi.
Se il tribunale dispone l’applicazione di una delle misure di prevenzione, nel
provvedimento sono determinate le prescrizioni che la persona sottoposta a
tale misura deve osservare.
Qualora la misura applicata sia quella della sorveglianza speciale della pubblica
sicurezza e «si tratti di ozioso, vagabondo o di persona sospetta di vivere con
il provento di reati, il tribunale prescrive di darsi, entro un congruo termine,
alla ricerca di un lavoro, di fissare la propria dimora, di farla conoscere nel
termine stesso all’autorità di pubblica sicurezza e di non allontanarsene senza
preventivo avviso all’autorità medesima. In ogni caso, prescrive di vivere
onestamente, di rispettare le leggi, di non dare ragione di sospetti e di non
allontanarsi dalla dimora senza preventivo avviso all’autorità locale di pubblica
sicurezza; prescrive, altresì, di non associarsi abitualmente alle persone
che hanno subito condanne e sono sottoposte a misure di prevenzione o di
sicurezza, di non rincasare la sera più tardi e di non uscire la mattina più presto di una data ora e senza comprovata necessità e, comunque, senza averne data
tempestiva notizia all’autorità locale di pubblica sicurezza, di non detenere e
non portare armi, di non trattenersi abitualmente nelle osterie, bettole, o in case
di prostituzione e di non partecipare a pubbliche riunioni. Inoltre, può imporre
tutte quelle prescrizioni che ravvisi necessarie, avuto riguardo alle esigenze di
difesa sociale; ed, in particolare, il divieto di soggiorno in uno o più Comuni, o
in una o più Province.
Qualora sia applicata la misura dell’obbligo di soggiorno nel comune di residenza
o di dimora abituale o del divieto di soggiorno, può essere inoltre prescritto:


1) di non andare lontano dall’abitazione scelta senza preventivo avviso
all’autorità preposta alla sorveglianza;
2) di presentarsi all’autorità di pubblica sicurezza preposta alla sorveglianza nei
giorni indicati e a ogni chiamata di essa.


Alle persone di cui sopra è consegnata una carta di permanenza da portare con
sé e da esibire ad ogni richiesta degli ufficiali e agenti di pubblica sicurezza.
Se la proposta riguarda la misura della sorveglianza speciale con l’obbligo o
il divieto di soggiorno, il presidente del tribunale, con decreto, può disporre
il temporaneo ritiro del passaporto e la sospensione della validità ai fini
dell’espatrio di ogni altro documento equipollente.
Nel caso in cui sussistano motivi di particolare gravità, può altresì disporre che
alla persona denunciata sia imposto, in via provvisoria, l’obbligo o il divieto di
soggiorno fino a quando non sia divenuta esecutiva la misura di prevenzione».
Chi contravviene agli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale è punito con
l’arresto da tre mesi a un anno.
Se l’inosservanza riguarda la sorveglianza speciale con l’obbligo o il divieto di
soggiorno, si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni.
Quando sia stata applicata una misura di sicurezza detentiva o la libertà vigilata,
durante la loro esecuzione non si può far luogo alla sorveglianza speciale; se
questa è stata pronunciata, ne cessano gli effetti.
La sorveglianza speciale comincia a decorrere dal giorno in cui il decreto è
comunicato all’interessato e cessa di diritto allo scadere del termine nel decreto
stesso stabilito, se il sorvegliato speciale non abbia, nel frattempo, commesso
un reato.
Se nel corso del termine stabilito il sorvegliato commette un reato per il quale
riporti successivamente condanna e la sorveglianza speciale non debba
cessare, il termine ricomincia a decorrere dal giorno nel quale è scontata la
pena.
Salvo quanto è prescritto da altre disposizioni di legge, il sorvegliato speciale
che, per un reato commesso dopo il decreto di sorveglianza speciale, abbia
riportato condanna a pena detentiva non inferiore a sei mesi, può essere
sottoposto a libertà vigilata per un tempo non inferiore a due anni.
Se si scorrono i commenti degli studiosi della giurisprudenza ci si accorge ancora meglio del carattere melmoso e ambiguo della misura dell’avviso
orale. Si dice, ad esempio, che l’avviso orale si deve concretizzare in una
dichiarazione di presunzioni gravi, precise e concordanti che supportano un
convincimento indiziario dei sospetti a carico del soggetto, i quali verranno
utilizzati a fondamento del futuro procedimento preventivo, per confrontare
il comportamento antecedente con quello successivo. Allo stesso tempo,
nonostante l’art.1 della legge del 1956 che definisce chi può esserne raggiunto
dall’avviso orale lo indichi espressamente, si nota che la presenza di elementi di
fatto non è ritenuta necessaria. Anzi si aggiunge che in “alcuni” pronunciamenti
l’avviso è supportato dalla presenza di riscontri fattuali e che esistono esempi
in cui il provvedimento è stato considerato illegittimo se basato su fatti così
lontani nel tempo da non giustificare più alcuna prognosi attuale di pericolosità
sociale o su comportamenti che non costituiscono prova dell’accompagnarsi
con pregiudicati o con persone di non specchiata condotta. Si prosegue
dicendo che l’avviso orale ha un carattere che non incide immediatamente sulla
sfera dell’esercizio dei diritti da parte dell’avvisato ma è caratterizzato da un
contenuto indirettamente precettivo, in quanto si invita un soggetto a tenere un
comportamento rispettoso della legge. È un invito e non una ingiunzione che
sembrerebbe avere effetti più tenui di quelli della diffida. Inoltre, l’atto non è
immediatamente impugnabile nella sede giurisdizionale, in quanto, non sarebbe
immediatamente lesivo delle sfere giuridiche di cui il destinatario rimane titolare.
Il fatto poi che la misura dell’avviso orale non sia a tempo indeterminato, ma
limitata a tre anni dall’invito del questore, salvo la possibilità di revoca anticipata,
viene vista come garanzia poiché l’eventuale reiterazione dell’invito dovrà
essere supportata da nuovi sospetti, fondati su fatti (ma insomma servono o
non servono questi fatti?) ulteriori o almeno di nuova conoscenza del questore.
Allora, l’unico effetto che si ricollegherebbe all’avviso orale sarebbe quello di
consentire l’applicazione di una misura preventiva a chi non muti condotta e non
potrebbe avere carattere di permanenza tramite un mero rinnovo alla scadenza
di ogni triennio. Ancora, il termine, fissato in 60 giorni, prima del quale non è
possibile presentare proposta per l’applicazione di una misura preventiva, sia
per consentire all’avvisato di cambiare condotta, sia per consentire all’Autorità
di P.S. un periodo per osservare e valutare il comportamento del soggetto, viene
considerata dalla giurisprudenza come un’ulteriore garanzia per l’avvisato.
La confusione regna sovrana e non pare esserci molto spazio per difendersi
dal sopruso anche attraverso i ricorsi. Se si pensa che è il questore quello che
dispone l’avviso orale e che è allo stesso che si deve indirizzare il primo ricorso
già si rende palese la trappola nella quale ci si può trovare invischiati. Non si
comprende poi a cosa potrebbe servire la possibilità di ricorrere successivamente
davanti al giudice monocratico se ormai è ampiamente condiviso, tra gli addetti
ai lavori, il fatto che la misura dell’avviso orale non lede i diritti dell’avvisato.
Insomma è un circolo vizioso in cui una arbitrarietà palese si vede convalidata
nei fatti un passo dopo l’altro.
 

Per mettere un individuo nella condizione di essere posto sotto la minaccia
continua di un provvedimento di sorveglianza speciale non occorrono condanne
definitive e nemmeno fatti comprovati.
Nonostante questo, in campo giuridico si sostiene che deve escludersi che
l’avviso orale possa equipararsi ad una misura di prevenzione ma che anzi può
essere anche visto come una garanzia offerta al soggetto avvisato.
Uomo avvisato uomo mezzo … condannato.

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