perquisizione e avviso orale a modena

 

Modena 14 luglio 2010


questa mattina alle ore 10.20 la D.I.G.O.S. di Modena ha effettuato una perquisizione nell’ abitazione di Andrea su mandato del PM Enrico Stefani .

Gli sbirri erano alla ricerca di manifesti riguardanti Daniele Giovanardi presidente della Misericordia di Modena.

Sono stati sequestrati volantini,manifesti,opuscoli,computer,vestiti…

E’ stata aperta una indagine per il reato di diffamazione nei confronti dell’ aguzzino Giovanardi.

E’ anche stato consegnato l’ avviso orale con l’ammonimento di “tenere una condotta conforme alla legge”.

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Aperitivo Benefit (Bo)

GIOVEDI’ 15 LUGLIO
ore 19.00
PIAZZA SAN FRANCESCO (bologna)


APERITIVO
BUFFET
DJ SET


BENEFIT per Robbi, Nicu e Andrea
arrestati il 12 dicembre 2009 a Bologna
a seguito di un corteo antifascista che si era opposto ad
un concerto organizzato da Forza Nuova
nell’anniversario della strage di Piazza Fontana


e per Billi, Costa e Silvia,
arrestati in Svizzera, accusati di voler attaccare un
laboratorio di nanotecnologie dell’IBM

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Corteo contro i CIE

 CORTEO A MODENA

IL 19 GIUGNO 2010 ore 15.30 dietro la stazione

Alcune considerazioni

Il circuito dello sfruttamento

I Cie, ex Cpt, sono luoghi di detenzione amministrativa sottoposta all’autorità di polizia quindi, da un punto di vistagiuridico, propriamente equiparabili ai Lager nazisti. Istituiti dalla sinistra nel 1998 e condotti a compimento dalladestra, sono parte integrante e costituente di un meccanismo perfettamente oliato che alimenta il circuito dellosfruttamento. La politica razzista, con le sue leggi e la sua propaganda, incalza l’immigrato schiacciandolonell’angolo per renderlo sfinito e umiliato schiavo, un pezzo utile da mettere a profitto nei tempi della produzione oin quelli del business del “divertimento” sessuale. Nei Cie vengono rinchiusi immigrati senza il permesso disoggiorno, ma non solo. Ci sono persone che hanno richiesto l’asilo politico, che hanno lavoro e carte in regola macon vecchi decreti di espulsione sulle spalle, che hanno finito di scontare una pena in carcere e donne, tante donne, inmolti casi vittime della tratta. Gente che è sfuggita da guerre, persecuzioni, maltrattamenti e prostituzione. E fame.Guerre e fame che il capitalismo occidentale produce per continuare indisturbato a dominare e a razziare il mondo.Resi clandestini per la sventura di arrivare da paesi disgraziati, sotto la minaccia costante e continua di essereinternati e deportati, di venire fermati per strada, negli autobus, nei treni e trattati come bestie, di venire separatidagli affetti più cari, di finire nuovamente nelle grinfie di sfruttatori e “protettori” senza scrupoli, vivono in baliadella malvagità di chi esegue gli ordini del potere.Il meccanismo dello sfruttamento per funzionare ha bisogno di un braccio armato fatto non solo di sbirri e militari,ma anche di controllori di autobus e treni che, solerti, scovano immigrati clandestini e li consegnano nelle mani delleautorità. Necessita di un ambiente predisposto ad accogliere tutte le possibili misure di controllo, militari nelle cittàcompresi, quindi la propaganda razzista sostenuta dall’ossessione securitaria entra in campo per alimentare le paureeliminando il rischio che qualcuno solidarizzi o manifesti repulsione per metodi così spietati e disumani. È così chesi forma un esercito di schiavi circondati da una massa grigia di esseri collusi, insensibili e meschini.

Il secondo termine, espulsione, richiede a sua volta che venga predisposto un meccanismo di attuazione. Centri didetenzione per immigrati sono presenti in tutta Europa e nel 2004 è stata istituita Frontex (Agenzia europea per lagestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne) che, tra le altre, ha la funzione di «fornire agli statimembri il sostegno necessario per organizzare operazioni di rimpatrio congiunte». Non è facile nemmeno per glistati deportare, ci vogliono accordi con i paesi terzi, tanto che spesso vediamo presidente del consiglio e ministriitaliani correre smaniosi in giro per il mondo alla ricerca di accordi con Libia, Ghana ecc. Ma ora Frontex è prontaper il suo compito, ha a disposizione aerei charter noleggiati con pilota compreso per le deportazioni che rastrellanogente dai vari centri di detenzione facendo scali in diverse città europee. E si tratta di un intervento prezioso per ilsistema rimpatri anche perché sugli aerei di linea troppo spesso i comandanti hanno dovuto far scendere i deportati, ela loro scorta, a causa delle proteste loro o di altri passeggeri, scioccati nel vedere gente in manette e maltrattata.

Le condizioni nei Cie e le lotte recenti

Chiunque segua le lotte contro i Cie sa che non passa giorno senza che arrivino notizie di soprusi e maltrattamenti,che i reclusi lamentano un disinteresse totale rispetto a qualunque genere di necessità, perfino di cure mediche anchein presenza di malattie o ferite gravi. Si sa che il cibo è pessimo, scarso, condito con psicofarmaci e a volte purepieno di vermi o scarafaggi. Che gli internati non hanno alcun diritto e che per loro è praticamente impossibile uscireanche se hanno casa, lavoro, coniuge italiano e figli. Che le forme di protesta vengono spesso schiacciate dallarepressione e dai manganelli e che le pene per chi reagisce sono sempre alte. A volte arrivando persino alla morte,come nel caso di uno dei rivoltosi del Cie di Milano. Che gli operatori dei Cie e le guardie si rivolgono agliimmigrati con violenza e disprezzo. Che i ricatti sessuali contro donne e trans sono quotidiani. Che gli stupri da partedelle guardie, e di chissà chi altro, sono un rischio costante e troppe volte una realtà. Che quando le violenzevengono denunciate, come nel caso di Joy e di Preziosa, le ritorsioni sono terribili e interminabili. Che i reclusivengono spesso rispediti in paesi di cui non sanno più nulla e che in certi casi non sono neppure quelli diprovenienza. Si potrebbe continuare all’infinito con esempi di soprusi e palesi ingiustizie, di esasperazioni cheportano a pesantissime forme di autolesionismo fino ad arrivare in alcuni casi al suicidio.

Ma è anche vero che le tensioni e le ribellioni dentro tutti i centri di detenzione in Italia e in Europa intera non siplacano. La gioia per le fiamme di Vincennes o di Lampedusa non si spegne e l’esempio recente di 84 donne insciopero della fame a Yarl’s Wood in Inghilterra dà forza e speranza. Senza dimenticare l’indomabile sciopero dellafame che ormai da marzo prosegue a staffetta, con il forte sostegno dei compagni fuori, al Cie di Milano.In Italia, dall’approvazione del nuovo Pacchetto Sicurezza nel luglio 2009 con il quale è stato introdotto il reato diclandestinità e il prolungamento fino a sei mesi del periodo di detenzione nei Cie, le ondate di protesta, le lotteall’interno dei lager della democrazia e fuori non si sono mai fermate. In alcune occasioni la determinazione e larabbia dei reclusi hanno portato a coraggiose rivolte e fughe, pensiamo alle rivolte dell’estate scorsa al Cie di viaCorelli a Milano, a quella di Modena dove i reclusi hanno reso inagibili diversi padiglioni, alle continue fughe dalCie di Torino, alla rivolta e al fuoco di Ponte Galeria a Roma, a Gradisca, ai tentativi di ribellione di Bari,all’incendio recente al Cie di Bologna.

All’esterno la lotta di tanti si è espressa e continua a esprimersi in Italia, a Parigi, in Belgio, ovunque e in moltepliciforme, dai presidi, al sostegno agli scioperi della fame, alle iniziative in città per portare fuori la voce dei reclusi, atante e ripetute azioni solidali contro i responsabili e gli speculatori che si ingrassano con l’affare Cie.

I Cie esistono ancora, certamente la lotta non ha ancora raggiunto un sufficiente livello di efficacia ma c’è, dentro efuori.

I Cie di Modena e Bologna

I Cie di Modena e Bologna sono strutture dalle quali, come ci hanno fatto sapere i reclusi, «tutti sanno che non siesce»; sono carceri speciali per immigrati le cui condizioni interne sono particolarmente dure e disumanizzanti, iregolamenti applicati totalmente arbitrari e funzionali alla castrazione di ogni forma di protesta, di rivendicazione dilibertà e di comunicazione con l’esterno fin dal principio. Non si possono tenere i cellulari che vengono sequestratiall’entrata, tranquillanti vengono somministrati nel cibo a colazione, pranzo e cena, e abusi e violenze da parte diispettori di polizia, ricatti e insulti sono all’ordine del giorno. Come se non bastasse in questi centri una buonapercentuale di detenuti è persino in possesso del permesso di soggiorno. Chi viene internato nonostante sia“regolare” non è un malcapitato a caso e raro, bensì chiunque abbia avuto un decreto di espulsione anche se riferito aun periodo per il quale il reato è già stato indultato. Ma non importa «loro cliccano sui computer e se risulta qualcosache non torna ti portano dentro anche se hai un lavoro o se pensavi di dover solo completare delle pratiche diregolarizzazione». Dai Cie di Modena e di Bologna non si esce, non solo per militari, sbarre e filo spinato, ma ancheperché l’ampliamento del raggio di persone internabili e il prolungamento dei tempi di detenzione fruttanomoltissimi soldi ai gestori di queste strutture, ovvero alla Confraternita delle Misericordie presieduta da DanieleGiovanardi. Questa associazione cattolica guadagna 75 euro al giorno per ogni recluso del Cie di Modena e 72 perquello di Bologna. Sarà per questo che alcuni reclusi ci dicono che non vengono nemmeno rimpatriati, anche quandolo vorrebbero?

Il 17 aprile, dopo mesi di silenzio imposto e di ribellioni stroncate, 50 reclusi tra uomini e donne del Cie di Bolognasono entrati in sciopero della fame e, successivamente, si sono rivoltati dando fuoco a parte della struttura, causando50.000 euro di danni. Un bel regalo per chi ha scelto di fare dell’internamento degli immigrati un lucroso business!Nei giorni successivi, i giornali locali interessati solo quando la notizia è eclatante e fa vendere ma mai nellaquotidianità delle sopraffazioni patite da chi sta dentro questi infami luoghi, hanno diffuso la notizia di diversiepisodi avvenuti tra Bologna e Modena in relazione a quello che definivano «il presunto sciopero della fame»: unaquindicina di solidali sono entrati con volantini e megafono nel tribunale del giudice di pace a Bologna, il giornodopo un gruppo di persone avrebbe spaccato i vetri della mensa universitaria di Bologna rifornita dalla Concerta Spache porta i pasti anche al Cie e che circa un mese prima avrebbe subito danni a furgoni parcheggiati in una sua sederitrovati con le gomme tagliate, infine il 2 maggio un gruppo di solidali ha scelto di interrompere la messa delladomenica nel duomo di Modena per smascherare, con volantini e megafono, le responsabilità dei gestori del Ciedella città e per rompere il silenzio. Un silenzio che per quanto riguarda il Cie modello di Modena, che per lepeculiarità indicate sopra presumiamo sperimentale, è sempre stato totale. Giovanardi ha poi dato dei farneticanti achi porta in diverse forme la solidarietà agli immigrati reclusi nel suo Cie, dove secondo lui sono trattati con tutti iriguardi e le misericordiose cure necessarie.

Per continuare opportunamente a farneticare indiciamo

Un Corteo contro i Cie e contro la Misericordia che gestisce quelli di Modena e Bologna.

Un corteo che miri a far conoscere alla città le nefandezze che quotidianamente avvengono dentro questi lager.

Un corteo contro la vergogna delle deportazioni

Un corteo comunicativo che punti il dito contro i responsabili di queste strutture.

Un corteo che non deleghi la propria difesa.

Un corteo contro i Cie per noi è un corteo contro l’organizzazione sociale che li ha concepiti e realizzati, nonvogliamo bandiere di partiti o di sindacati.

Consapevoli che l’opposizione ai Cie non si esaurisce in scadenze e appuntamenti ma si alimenta giorno per giornodelle proteste e delle rivolte interne e dei contributi solidali di chi lotta al loro esterno, crediamo importante in questomomento lanciare un’iniziativa partecipata per ribadire la natura di questi centri e che i responsabili non sono entitàastratte ma collaboratori e approfittatori concretamente esistenti e contro i quali è possibile indirizzare le nostre lotte.

Coordinamento per il 19 giugno

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A fianco dei detenuti della Dozza e del CIE- presidio

PRESIDIO E VOLANTINAGGIO 

SABATO 22 MAGGIO ORE 14.30

AL PARCO DELLA MONTAGNOLA (BOLOGNA)

IN SOLIDARIETA’ CON I DETENUTI DELLA DOZZA IN SCIOPERO DEL CARRELLO DA LUNEDI’, CHE DENUNCIANO LE CONDIZIONI ALLUCINANTI DI SOVRAFFOLLAMENTO

E CON GLI IMMIGRATI IN LOTTA NEL CIE DI VIA MATTEI, E IN PARTICOLARE CON LA DONNA CHE PER PROTESTA CONTRO IL RIFIUTO DELL’ASILO POLITICO SI E’ CUCITA LE LABBRA

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Bologna- immigrata rinchiusa nel CIE si cuce le labbra

dal resto del carlino online 21 maggio  

Le rifiutano l’asilo politico
Immigrata si cuce le labbra

Protesta choc al Centro di identificazione ed espulsione: una trentenne magrebina si è cucita le labbra con ago e file e rifiuta di rimuovere i punti finché non parlerà con il magistrato

Bologna, 21 maggio 2010 – Una immigrata del Centro di identificazione ed espulsione di Bologna, ieri sera si è cucita le labbra con ago e filo per protestare contro il rigetto della sua richiesta di asilo politico.


La donna, una trentenne magrebina, è stata subito soccorsa e trasportata pronto soccorso dell’ ospedale sant’Orsola ed è stata visitata dai medici e dal servizio psichiatrico. Ma, dato che è stata dichiarata capace di intendere e di volere e ha continuato a rifiutare ogni cura, i medici non hanno potuto toglierle il filo dalle labbra, perche’ si sarebbe trattato di una violazione della sua volontà. Così la donna è stata ricondotta al Cie.


La cucitura consiste in alcuni punti e la donna è in grado di parlare e di bere, ma l’extracomunitaria rifiuta di rimuoverli fino a quando non riuscirà a parlare con il magistrato e la sua richiesta sia stata sottoposta all’Ufficio immigrazione di Bologna.


"Tutti sono liberi di protestare – ha detto la direttrice del Cie di Bologna, Annamaria Lombardo – ma stiamo cercando di convincerla a intraprendere altre strade, come ad esempio il ricorso rispetto al rigetto della sua domanda di asilo politico". Attualmente l’immigrata è assistita da personale medico, infermieristico e da mediatori culturali.


Inoltre, oggi, un altro ospite del Cie bolognese sottoposto nei giorni scorsi a visita psichiatrica, mentre si trovava in una struttura ospedaliera per essere valutato da una equipe medica, si è gettato dal piano ammezzato. L’uomo è stato ricoverato per una sospetta frattura alle gambe.

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Corteo a Modena contro i CIE

Alcune considerazioni

Il circuito dello sfruttamento

I Cie, ex Cpt, sono luoghi di detenzione amministrativa sottoposta all’autorità di polizia quindi, da un punto di vistagiuridico, propriamente equiparabili ai Lager nazisti. Istituiti dalla sinistra nel 1998 e condotti a compimento dalladestra, sono parte integrante e costituente di un meccanismo perfettamente oliato che alimenta il circuito dellosfruttamento. La politica razzista, con le sue leggi e la sua propaganda, incalza l’immigrato schiacciandolonell’angolo per renderlo sfinito e umiliato schiavo, un pezzo utile da mettere a profitto nei tempi della produzione oin quelli del business del “divertimento” sessuale. Nei Cie vengono rinchiusi immigrati senza il permesso disoggiorno, ma non solo. Ci sono persone che hanno richiesto l’asilo politico, che hanno lavoro e carte in regola macon vecchi decreti di espulsione sulle spalle, che hanno finito di scontare una pena in carcere e donne, tante donne, inmolti casi vittime della tratta. Gente che è sfuggita da guerre, persecuzioni, maltrattamenti e prostituzione. E fame.Guerre e fame che il capitalismo occidentale produce per continuare indisturbato a dominare e a razziare il mondo.Resi clandestini per la sventura di arrivare da paesi disgraziati, sotto la minaccia costante e continua di essereinternati e deportati, di venire fermati per strada, negli autobus, nei treni e trattati come bestie, di venire separatidagli affetti più cari, di finire nuovamente nelle grinfie di sfruttatori e “protettori” senza scrupoli, vivono in baliadella malvagità di chi esegue gli ordini del potere.Il meccanismo dello sfruttamento per funzionare ha bisogno di un braccio armato fatto non solo di sbirri e militari,ma anche di controllori di autobus e treni che, solerti, scovano immigrati clandestini e li consegnano nelle mani delleautorità. Necessita di un ambiente predisposto ad accogliere tutte le possibili misure di controllo, militari nelle cittàcompresi, quindi la propaganda razzista sostenuta dall’ossessione securitaria entra in campo per alimentare le paureeliminando il rischio che qualcuno solidarizzi o manifesti repulsione per metodi così spietati e disumani. È così chesi forma un esercito di schiavi circondati da una massa grigia di esseri collusi, insensibili e meschini.

Il secondo termine, espulsione, richiede a sua volta che venga predisposto un meccanismo di attuazione. Centri didetenzione per immigrati sono presenti in tutta Europa e nel 2004 è stata istituita Frontex (Agenzia europea per lagestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne) che, tra le altre, ha la funzione di «fornire agli statimembri il sostegno necessario per organizzare operazioni di rimpatrio congiunte». Non è facile nemmeno per glistati deportare, ci vogliono accordi con i paesi terzi, tanto che spesso vediamo presidente del consiglio e ministriitaliani correre smaniosi in giro per il mondo alla ricerca di accordi con Libia, Ghana ecc. Ma ora Frontex è prontaper il suo compito, ha a disposizione aerei charter noleggiati con pilota compreso per le deportazioni che rastrellanogente dai vari centri di detenzione facendo scali in diverse città europee. E si tratta di un intervento prezioso per ilsistema rimpatri anche perché sugli aerei di linea troppo spesso i comandanti hanno dovuto far scendere i deportati, ela loro scorta, a causa delle proteste loro o di altri passeggeri, scioccati nel vedere gente in manette e maltrattata.

Le condizioni nei Cie e le lotte recenti

Chiunque segua le lotte contro i Cie sa che non passa giorno senza che arrivino notizie di soprusi e maltrattamenti,che i reclusi lamentano un disinteresse totale rispetto a qualunque genere di necessità, perfino di cure mediche anchein presenza di malattie o ferite gravi. Si sa che il cibo è pessimo, scarso, condito con psicofarmaci e a volte purepieno di vermi o scarafaggi. Che gli internati non hanno alcun diritto e che per loro è praticamente impossibile uscireanche se hanno casa, lavoro, coniuge italiano e figli. Che le forme di protesta vengono spesso schiacciate dallarepressione e dai manganelli e che le pene per chi reagisce sono sempre alte. A volte arrivando persino alla morte,come nel caso di uno dei rivoltosi del Cie di Milano. Che gli operatori dei Cie e le guardie si rivolgono agliimmigrati con violenza e disprezzo. Che i ricatti sessuali contro donne e trans sono quotidiani. Che gli stupri da partedelle guardie, e di chissà chi altro, sono un rischio costante e troppe volte una realtà. Che quando le violenzevengono denunciate, come nel caso di Joy e di Preziosa, le ritorsioni sono terribili e interminabili. Che i reclusivengono spesso rispediti in paesi di cui non sanno più nulla e che in certi casi non sono neppure quelli diprovenienza. Si potrebbe continuare all’infinito con esempi di soprusi e palesi ingiustizie, di esasperazioni cheportano a pesantissime forme di autolesionismo fino ad arrivare in alcuni casi al suicidio.

Ma è anche vero che le tensioni e le ribellioni dentro tutti i centri di detenzione in Italia e in Europa intera non siplacano. La gioia per le fiamme di Vincennes o di Lampedusa non si spegne e l’esempio recente di 84 donne insciopero della fame a Yarl’s Wood in Inghilterra dà forza e speranza. Senza dimenticare l’indomabile sciopero dellafame che ormai da marzo prosegue a staffetta, con il forte sostegno dei compagni fuori, al Cie di Milano.In Italia, dall’approvazione del nuovo Pacchetto Sicurezza nel luglio 2009 con il quale è stato introdotto il reato diclandestinità e il prolungamento fino a sei mesi del periodo di detenzione nei Cie, le ondate di protesta, le lotteall’interno dei lager della democrazia e fuori non si sono mai fermate. In alcune occasioni la determinazione e larabbia dei reclusi hanno portato a coraggiose rivolte e fughe, pensiamo alle rivolte dell’estate scorsa al Cie di viaCorelli a Milano, a quella di Modena dove i reclusi hanno reso inagibili diversi padiglioni, alle continue fughe dalCie di Torino, alla rivolta e al fuoco di Ponte Galeria a Roma, a Gradisca, ai tentativi di ribellione di Bari,all’incendio recente al Cie di Bologna.

All’esterno la lotta di tanti si è espressa e continua a esprimersi in Italia, a Parigi, in Belgio, ovunque e in moltepliciforme, dai presidi, al sostegno agli scioperi della fame, alle iniziative in città per portare fuori la voce dei reclusi, atante e ripetute azioni solidali contro i responsabili e gli speculatori che si ingrassano con l’affare Cie.

I Cie esistono ancora, certamente la lotta non ha ancora raggiunto un sufficiente livello di efficacia ma c’è, dentro efuori.

I Cie di Modena e Bologna

I Cie di Modena e Bologna sono strutture dalle quali, come ci hanno fatto sapere i reclusi, «tutti sanno che non siesce»; sono carceri speciali per immigrati le cui condizioni interne sono particolarmente dure e disumanizzanti, iregolamenti applicati totalmente arbitrari e funzionali alla castrazione di ogni forma di protesta, di rivendicazione dilibertà e di comunicazione con l’esterno fin dal principio. Non si possono tenere i cellulari che vengono sequestratiall’entrata, tranquillanti vengono somministrati nel cibo a colazione, pranzo e cena, e abusi e violenze da parte diispettori di polizia, ricatti e insulti sono all’ordine del giorno. Come se non bastasse in questi centri una buonapercentuale di detenuti è persino in possesso del permesso di soggiorno. Chi viene internato nonostante sia“regolare” non è un malcapitato a caso e raro, bensì chiunque abbia avuto un decreto di espulsione anche se riferito aun periodo per il quale il reato è già stato indultato. Ma non importa «loro cliccano sui computer e se risulta qualcosache non torna ti portano dentro anche se hai un lavoro o se pensavi di dover solo completare delle pratiche diregolarizzazione». Dai Cie di Modena e di Bologna non si esce, non solo per militari, sbarre e filo spinato, ma ancheperché l’ampliamento del raggio di persone internabili e il prolungamento dei tempi di detenzione fruttanomoltissimi soldi ai gestori di queste strutture, ovvero alla Confraternita delle Misericordie presieduta da DanieleGiovanardi. Questa associazione cattolica guadagna 75 euro al giorno per ogni recluso del Cie di Modena e 72 perquello di Bologna. Sarà per questo che alcuni reclusi ci dicono che non vengono nemmeno rimpatriati, anche quandolo vorrebbero?

Il 17 aprile, dopo mesi di silenzio imposto e di ribellioni stroncate, 50 reclusi tra uomini e donne del Cie di Bolognasono entrati in sciopero della fame e, successivamente, si sono rivoltati dando fuoco a parte della struttura, causando50.000 euro di danni. Un bel regalo per chi ha scelto di fare dell’internamento degli immigrati un lucroso business!Nei giorni successivi, i giornali locali interessati solo quando la notizia è eclatante e fa vendere ma mai nellaquotidianità delle sopraffazioni patite da chi sta dentro questi infami luoghi, hanno diffuso la notizia di diversiepisodi avvenuti tra Bologna e Modena in relazione a quello che definivano «il presunto sciopero della fame»: unaquindicina di solidali sono entrati con volantini e megafono nel tribunale del giudice di pace a Bologna, il giornodopo un gruppo di persone avrebbe spaccato i vetri della mensa universitaria di Bologna rifornita dalla Concerta Spache porta i pasti anche al Cie e che circa un mese prima avrebbe subito danni a furgoni parcheggiati in una sua sederitrovati con le gomme tagliate, infine il 2 maggio un gruppo di solidali ha scelto di interrompere la messa delladomenica nel duomo di Modena per smascherare, con volantini e megafono, le responsabilità dei gestori del Ciedella città e per rompere il silenzio. Un silenzio che per quanto riguarda il Cie modello di Modena, che per lepeculiarità indicate sopra presumiamo sperimentale, è sempre stato totale. Giovanardi ha poi dato dei farneticanti achi porta in diverse forme la solidarietà agli immigrati reclusi nel suo Cie, dove secondo lui sono trattati con tutti iriguardi e le misericordiose cure necessarie.

Per continuare opportunamente a farneticare indiciamo

Un Corteo contro i Cie e contro la Misericordia che gestisce quelli di Modena e Bologna.

Un corteo che miri a far conoscere alla città le nefandezze che quotidianamente avvengono dentro questi lager.

Un corteo contro la vergogna delle deportazioni

Un corteo comunicativo che punti il dito contro i responsabili di queste strutture.

Un corteo che non deleghi la propria difesa.

Un corteo contro i Cie per noi è un corteo contro l’organizzazione sociale che li ha concepiti e realizzati, nonvogliamo bandiere di partiti o di sindacati.

Consapevoli che l’opposizione ai Cie non si esaurisce in scadenze e appuntamenti ma si alimenta giorno per giornodelle proteste e delle rivolte interne e dei contributi solidali di chi lotta al loro esterno, crediamo importante in questomomento lanciare un’iniziativa partecipata per ribadire la natura di questi centri e che i responsabili non sono entitàastratte ma collaboratori e approfittatori concretamente esistenti e contro i quali è possibile indirizzare le nostre lotte.

Coordinamento per il 19 giugno

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detenuti di Bologna in sciopero della fame

Stoviglie sbattute alle inferriate e rifiuto del cibo per protestare contro l’affollamento

Lo sciopero dei detenuti

I sindacati: «La Dozza è l’istituto più affollato d’Italia»

L’altro giorno l’allarme lanciato dal garante delle persone prive della libertà personale per le pessime condizioni igienico- sanitarie della Dozza. Ieri i primi moti di rivolta da parte dei detenuti costretti a vivere in 1.200 in una struttura costruita per 450 o al massimo 700 persone. «Dalle periferie continuano ad arrivare inequivocabili segnali di una tensione che monta – ha detto il segretario nazionale della UilPa Penitenziari, Eugenio Sarno – I 1.150 detenutiristretti alla Dozza hanno cominciato una rumorosissima protesta con battitura delle stoviglie sulle grate e sui cancelli delle celle contro il sovraffollamento e per sollecitare l’adozionedi misure deflattive». Inoltre, «tutti i detenuti del reparto giudiziario, che sono 744, la maggior parte dei quali stranieri extracomunitari, rifiutano il cibo che quotidianamentel’amministrazione penitenziaria fornisce a tutti i reclusi» ha spiegato Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe. Lo stesso sindacalista ha aggiunto chei detenuti hanno anche redatto un documento in cui dicono di voler manifestare pacificamente contro la politica che non affronta in maniera decisa e appropriata la questione carceri.«Nonostante le dichiarazioni tranquillizzanti dei detenuti non possiamo comunque abbassare la guardia, soprattutto rispetto al rischio di strumentalizzazioni e di eventuali iniziativedi protesta violente». Attualmente dicono i sindacati 25 detenuti dormono sumaterassi stesi per terra per mancanza di posti. Secondo il coordinatore provinciale della Uil-Pa penitenziari, Domenico Maldarizzi, «la Dozza è l’istituto penitenziario più affollato d’Italia.Da qui l’augurio di non assistere a una degenerazione violenta delle proteste». Maldarizzi ricorda che la Uil ha più volte lanciato l’allarme, «ma l’Amministrazione penitenziaria, i suoi vari livelli, continua a connotarsi per indifferenza, silenzio e immobilismo». A Bologna, poi, sottolinea Maldarizzi, «vi è una gravissima carenza d’organico di circa 160 agenti». A chi accusa il governo della mancanza di un piano strutturale, il ministro Angelino Alfano ha ricordato che «accanto alla realizzazione di nuovi posti detentivi, a corollario del piano, è prevista l’approvazione di alcune norme di accompagnamento attualmente in discussione in Parlamento» tra cui il ddl che prevede la concessione dei domiciliari per l’ultimo anno di carcere.Alfano ha annunciato anche che «è poi prevista l’assunzione traordinaria di 2.000 agenti di polizia penitenziaria, reclutamento ncessario a rendere funzionali e funzionanti nuovi padglioni e istituti».

il domani di bologna 19 maggio 2010

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Mostra sugli omicidi di Stato e presidio al minorile- bologna

UN GIORNO COME TANTI…

A sette anni dall’omicidio in carcere di Marcello Lonzi, la procura di Livorno chiede l’archiviazione del caso.

Niki Aprile Gatti, Manuel Eliantonio, Francesco Mastrogiovanni, Riccardo Rasman, Giuseppe Uva, Stefano Frapporti, Aldo Bianzino, Simone La Penna, Bledar Vukaj…

Carlo Giuliani, Federico Aldrovandi, Stefano Cucchi…

Morti per mano di uomini in divisa al servizio dello Stato.

MOSTRA SUGLI OMICIDI DI STATO

VENERDI 14 MAGGIO ore 18.00

davanti al carcere minorile di

via del Pratello, Bologna

PRESIDIO ALLA DOZZA

con musica e microfono aperto

DOMENICA 16 MAGGIO ore 18.00

prato dietro le mura del carcere

di via del Gomito (bus 25), Bologna

…UN MORTO COME ALTRI

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dai reclusi del CIE di Bologna

Ieri, 10 maggio 2010, un gruppo di solidali con i reclusi del Cie di via Mattei a Bologna si è ritrovato sotto le mura per un Presidio con musica e interventi.

La risposta è stata immediata, con battiture e urla. Nella prima telefonata ci hanno raccontato di un grande dispiegamento di forze di polizia all’interno già da alcune ore ma erano contenti della nostra presenza e ci ringraziavano collettivamente, con tante voci che si sovrapponevano per riuscire a comunicare tutti insieme. Confermano, non su richiesta nostra, che nel cibo mettono cose per addormentarli al mattino, a mezzogiorno e alla sera, che i sedativi li danno facilmente a chi li richiede ma i farmaci, anche quelli salva vita, no. Il cibo resta immangiabile e da fuori non si può fare entrare nulla. Ci sono ora 60 uomini e 30 donne internati nel Centro. I maltrattamenti sono quotidiani e nessuno ascolta i loro bisogni. Dallo steso numero di cellulare ci è arrivata un’altra telefonata molto interessante di un ragazzo che è in Italia da 4 anni, molto preparato su questioni legali. Ci ha raccontato che ora anche a Bologna i cellulari vengono requisiti in entrata, come a Modena, e che ne hanno “salvati” solo 4 o 5 che utilizzano insieme. Dice anche che oramai tutti sanno che dai Cie di Bologna e di Modena non si esce, non c’è tentativo che riesca, e non sta parlando di fughe. Parla di altri Cie dai quali, con ricorsi o certificati medici, qualche possibilità di venire rilasciato c’è, ma da Bologna e Modena mai. Questo lo mandiamo a dire, ovviamente farneticando (come da dichiarazione rilasciata dal “buon samaritano” Giovanardi su tutti i media possibili e immaginabili rispetto gli autori delle ultime, ripetute, iniziative contro la Misericordia e la Concerta , che fornisce i pasti nei suoi due Cie), a Giovanardi, che sostiene che al Cie di Modena si stia bene e si resti “solo” 59 giorni, e alla sua banda di svergognati profittatori della miseria altrui. Lo stesso ragazzo ci ha spiegato come mai nei Cie siano reclusi anche immigrati che hanno le carte in regola. Già da tempo ci avevano dato questa notizia, cioè che vengono rinchiusi anche quelli che hanno il permesso di soggiorno, ma la nostra spiegazione era che ovviamente i potenti e i loro servi fanno sempre quello che pare a loro e che non c’è mai da stupirsi troppo. Invece il meccanismo per incastrare anche i regolari esiste ed è questo: «Succedono cose strane – ripete più volte – vengono fermate persone che hanno il lavoro, che hanno i permessi ma se, quando cliccano sui loro computer, trovano traccia di un decreto di espulsione, anche del 2004 o 2005 già sotto indulto, li portano nel Cie. Hanno preso tanta gente con lavoro regolare, l’atro giorno anche una badante che era andata in questura per chiedere spiegazioni su qualcosa che non capiva, l’hanno mandata all’ufficio stranieri e da là portata al Cie proprio per un vecchio decreto di espulsione, indultato. Qui è pieno di cinesi in queste condizioni e anche di altri che non credevano di avere una situazione a rischio perché in possesso di permessi legali. Gli avvocati non riescono a difenderci ma so di una che è riuscita a far cancellare un vecchio decreto di espulsione». Raccontiamo questo passaggio perché pensiamo possa essere utile da diffondere anche in altre città, qui a Bologna e a Modena lo faremo nei prossimi giorni con presenze in città.

Solidali con i reclusi

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a “l’informazione” di Modena piace “farneticare”

di seguito due articoli apparsi su "L’Informazione" di Modena riguardo all’attacchinaggio di un manifesto sui muri di Modena che spiegava il cosiddetto "blitz" di domenica scorsa, quando un gruppo di ragazzi aveva interrotto la messa delle 11 con un intervento contro il CIE e la Misericordia (ente che gestisce i Centri di Modena e Bologna).
A quanto pare la messinscena mediatica di aprire le porte del CIE ai giornalisti ha saziato la sete di verità di questi avvoltoi.
Le dolci parole di Giovanardi avranno convinto i pavidi giustizieri della carta stampata, ma noi no.
Le telefonate (quando i cellulari non vengono sequestrati) da dentro continuano a raccontare di cibo scondito, scaduto e marcio. Fuori dal cie di via mattei si trovano i piatti di preconfezionati di spaghetti al pomodoro o riso in bianco. Li sentiamo stanchi e confusi dopo i pasti. Fuori dal cie di modena abbiamo trovato le boccette di Rivotril e Valium.
Sappiamo, perchè li abbiamo visti, come sono i "materassi" e le "lenzuola", gommapiuma e carta, e quanto spesso vegono cambiate (dopo la rivolta nel cie di bologna alcuni immigrati hanno dovuto dormire per terra come punizione per aver bruciato i letti).
continueremo a farneticare..

www.scheggia.noblogs.org

09/05/’10 

TENSIONE Ieri sono riapparsi volantini anarchici contro la gestione della struttura: caricature offensive

Cie, un nuovo attacco a Giovanardi

Il presidente della Misericordia: «Accuse assurde. E ve lo dimostro»
Nuove scritte contro il Cie e Daniele Giovanardi sono apparse ieri sui muri della città.
Le accuse deliranti, a firma “Anarchici antirazzisti” con tanto di foto del presidente della Misericordia
taroccata coi baffetti da Hitler, sono sempre le stesse: dal Cie lager ai gestori che
«si arricchiscono» facendo mangiare cibo scadente agli immigrati, persino condito
con psicofarmaci. Nonostante siano evidentemente frasi farneticanti
ieri pomeriggio il presidente della Misericordia e la responsabile dei Cie di Modena
e Bologna Anna Maria Lombardo hanno aperto le porte della struttura mostrando spazi,
funzionamento e servizi. Per gli attuali 56 ospiti (la permanenza media nel centro è di 59
giorni, dunque al di sotto dell’ aumento predisposto dal governo) «ci sono mediatori culturali,
psicologi, medici e infermieri h 24, vestiti e letti cambiati ogni giorno, e tre pasti
quotidiani forniti dalla Concerta (società che gestisce i servizi
mensa in scuole e asili, ndr), il tutto con un rimborso ministeriale
di 75 euro. Sarebbe un arricchimento?». Sulla qualità dei
cibi non si discute: «Tutti i giorni pasta o riso, frutta fresca, indicazione
anticipata del maiale per rispetto della religione islamica». Non solo: ogni ospite ha
un bonus di 2 euro e mezzo al giorno da utilizzare per cibo, sigarette
o cos’altro preferisce. Il presidente della Misericordia,
per cui è attiva la sorveglianza speciale dopo il raid anarchico
in Duomo domenica scorsa, vive una situazione difficile:
«Non sappiamo più cosa fare, questa gente continua a prenderci
di mira- ha detto Giovanardi, visibilmente preoccupato
- quello che dicono di me su internet è spaventoso. Inventano
un caso (come quello della ragazza che ha bevuto due dita
di shampoo) da cui fanno scatenare le rivolte. Basta con accuse
assurde». (s.s)

POLIZIA Gli agenti hanno trovato le scritte farneticanti per tutta la città

 Volantini anti-Cie: centinaia di sequestri  La polizia ha sequestrato centinaia di

volantini tappezzati dagli anarchici su vari muri della città. Le scritte farneticanti

non erano dunque presenti solo in centro storico e davanti alle redazioni dei quotidiani,

ma anche per tante vie meno trafficate e davanti a locali. Una sorta di propaganda

denigratoria su vasta scala quelladegli anarchici contro i Cie e il presidente

della Misericordia che li gestisce, Daniele Giovanardi. Il fratello del senatore Carlo è

ritratto con le sembianze di Hitler insieme ad alcune svastiche mentre

il Cie di Modena vi viene paragonato a un lager con i clandestini sottoposti a violenze

e soprusi, gli alimenti scadenti e persino conditi da psicofarmaci. Naturalmente

sono tutte farneticazioni prive di riscontro, come hanno dimostrato Giovanardi

e la responsabile del Cie Anna Maria Lombardo aprendo le porte alla stampa.

Sono garantiti tre pasti al giorno, cure mediche,

assistenza psicologica, mediazione culturale, informazione legale, vestiario e

perfino un servizio di recupero crediti.

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